Con sommo stupore elegiaco e con la rara sensibilità del musicista e del poeta per immagini, Giulio Turci doveva guardare e riguardare i luoghi eletti del suo passaggio terreno, per poi sedimentarli nella memoria con quella componente crepuscolare, eppur luminosa, con cui perveniva alla traduzione figurativa delle sue idealità pittoriche. Egli avvertiva il senso del reale, della visione consueta, dell’oggetto memoriale, ma allo stesso tempo percepiva la voce dell’arte, quale privilegiata fonte del colloquio silenzioso e vibrante con la propria inesausta profondità. Non vi era nulla, nelle sue interiori osservazioni di artista colto e raffinato, che valesse più del coinvolgimento lirico di una marina disabitata, di una via appartata, di un oggetto del ricordo, di un’essenza abbandonata alla fantasia del sogno.
A questa figura di artista encomiabile e sensibile, schivo dai clamori mondani, a questa silente e grande presenza di pittore insostituibile nel panorama espressivo contemporaneo, l’Associazione Sigismondo Malatesta di Santarcangelo di Romagna e la Biblioteca Classense di Ravenna dedicano un’ampia e mirabile retrospettiva a circa vent’anni dalla sua scomparsa. L’evento rende un doveroso omaggio ad un esponente della cultura romagnola, ad un uomo d’arte rigorosissimo, cui necessita rivolgere maggiori attenzioni intellettuali, per comprendere compiutamente la sua parabola creativa e penetrare l’anima poetica, sottile e malinconica, della Romagna adriatica.
Giulio Turci era santarcagiolese, egli amava la sua città natale, ma i suoi orizzonti geografici erano aperti al mondo: la sua arte si nutriva di aure levantine, dell’eccelsa espressione luministica bizantina e ravennate, nonché della purezza stilistica rinascimentale. Del Novecento pittorico italiano rammentava il fascino introspettivo, potente o sussurrato, luminoso od oscurato, realistico o metafisica, di Sironi e Rosai, di Morandi e Carrà. Ma nelle sue spiagge deserte, nelle barche immote, nelle tende e negli ombrelloni rassicuranti, nelle giostre e nelle altalene sdrucite, coglieva sentori di decadenza e di solitudine esistenziale, come nel volo di palloni colorati percepiva l’anelito alla libertà e dalle teche di muti orologi traeva il significato inesorabile del tempo. Così, un canneto recondito disegnava lo spazio in sospensioni d’attesa, una volumetrica figura di bagnante affidava lo sguardo ad enigmatici orizzonti ed un gruppo assiepato di persone sostava per un improbabile scatto fotografico. E nell’aria si stemprava la musica di un violoncellista, si consumava una speranza d’amore o si spandeva il sospiro indagatore e meravigliato di un allunaggio. I colori dell’estate e dell’inverno della vita, delle primavere e degli autunni esistenziali, dell’illusione e della disillusione introspettiva, si smorzavano in accennate soglie marine, in fondali monotonali, in atmosfere di nostalgie trascorse sui sipari cromatici della metarealtà. Su un sogno surrealista, caldo di sapori e di aromi d’oriente si acquietava forse l’animo poetico di Giulio Turci, di un pittore d’occidente che, da nette stesure di pigmenti o dalle pieghe aggettanti della materia, traeva l’euritmico gradiente della luce.
La sua Romagna, appartata e attonita, intimista e sincera, cara a Fellini e a Guerra, vive ora in dipinti che il sogno concluso di una vita per l’arte affida alla redenzione della creatività contemporanea. L’antologica, Giulio Turci (1917-1978) Dipinti Disegni, si articola in due sezioni ospitate rispettivamente nella Rocca Malatestiana di Santarcangelo di Romagna (fino al 2 settembre, ore 18 – 22.30, chiuso il lunedì) e alla Manica Lunga della Biblioteca Classense di Ravenna (fino all’11 agosto, dal lunedì al giovedì ore 16-19, il venerdì 16-22, il sabato 10-13, chiuso i giorni festivi). Il segmento esposto a Santarcangelo propone un corpus di dipinti particolarmente avvinti al respiro più interiorizzato dell’artista, quello presentato a Ravenna si compone di opere pittoriche e grafiche esplicative dell’evoluzione tematica, lessicale e poetica di Giulio Turci. La retrospettiva, realizzata a cura di Marina Colonna, Donatino Domini e Miresa Turci, con la direzione scientifica di G. M., autore anche del pregevole catalogo ragionato, si avvale del patrocinio del Ministero per i Beni e le attività culturali, di quello del Comune di Santarcangelo e del contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini.
Enzo Dall’Ara

da Corriere Romagna, 10 Agosto 2001